IL FESTIVAL DI IERI, DI OGGI E DI DOMANI

IL FESTIVAL DI IERI, DI OGGI E DI DOMANI

Con cinquant’anni di storia alle spalle, il Festival della Valle d’Itria è ormai celebre in tutto il mondo come il Festival del belcanto, del barocco e dell’inedito, grazie a un’originale formula basata sulla scelta di opere sconosciute e sulle riprese in edizione integrale.

Fin dalla sua prima edizione del 1975, il Festival ha cercato di trovare un’alternativa ai festival tradizionali, puntando a superare le aspettative comuni. L’obiettivo era creare qualcosa di nuovo che avrebbe trasformato radicalmente la storia del territorio martinese, prevalentemente agricolo, in un’area di grande respiro culturale, con la musica come volano per lo sviluppo della comunità dal punto di vista sia economico che sociale.

Invece di creare l’ennesima stagione lirica estiva, ripercorrendo un repertorio fin troppo battuto, negli anni Settanta Martina Franca ha scelto di fare del Festival la nuova casa del belcanto lirico, proponendo opere particolari, frutto di scelte talvolta impopolari, con programmazioni ambiziose e ricercate che avrebbero rinunciato ai titoli di repertorio più facili da realizzare o a quelli più in voga. 

Il Festival della Valle d’Itria ha così aperto la strada alla riscoperta di capolavori dimenticati e di opere “proibite”, recuperando un modo di intendere il canto che si era perso. Ha creato un’impronta precisa e controcorrente rispetto alle opere e agli artisti più mainstream, coltivando celebrità che sono diventate punti di riferimento interpretativi a livello mondiale e attirando l’interesse dei critici musicali con proposte musicali inedite e di elevata qualità.

La qualità del prodotto artistico è, infatti, da sempre il tratto distintivo del Festival della Valle d’Itria, che ha creato un modello di riferimento. Senza mai smettere di rinnovarsi, sin dalle sue origini ha cambiato aspetto e forma, rispondendo ai mutamenti dei tempi e dei gusti, ma rimanendo sempre fedele al proprio spirito.

I direttori artistici hanno segnato cinquant’anni di scelte culturali: dal 1980 Rodolfo Celletti, il più grande esperto di voci d’Italia, che ha fatto di Martina Franca la culla del belcantismo; Sergio Segalini, musicologo emiliano di adozione francese, che dal 1994 ha costruito un ponte tra Martina, Napoli e Parigi; Alberto Triola, che dal 2010 ha individuato nuove strade nel Novecento e ha riacceso l’interesse per il Barocco e, infine, l’attuale Direttore Sebastian Schwarz che ha significativamente aperto la programmazione al repertorio del Novecento internazionale (Il Giocatore di Prokofiev nel 2022) e restituendo all’operetta italiana (Il Paese dei Campanelli) la dignità di grande teatro musicale del ‘900.

Un Festival che, ieri come oggi, è fatto e continuerà in futuro ad essere fatto in primis di idee innovative e coraggiose, e non solo di riscoperta e rarità. È una ricerca non fine a se stessa, che coinvolge tutti, creando un legame indissolubile con la sua città. Come ricorda il cartello all’ingresso, Martina Franca è la città del Festival.

In conclusione, il Festival della Valle d’Itria, il nostro Festival,  insieme a pochi altri grandi europei, è riuscito negli anni a mantenere fede alle proprie radici, forgiando un’identità che è uno dei suoi punti di forza più indiscussi.

Fonte: Il Festival si racconta, 40 edizione del Festival della Valle d’Itria, 2014 Edizioni Fondazione Paolo Grassi Martina Franca, contributi di Alberto Triola e Francesco Mazzotta.