Mancano pochi giorni all’inizio del 52° Festival della Valle d’Itria (14 luglio – 2 agosto 2026) e, come ogni anno, sarà In Orbita ad annunciarne l’arrivo. La rassegna gratuita che precede il Festival, dal 10 al 12 luglio porta la musica fuori dai suoi luoghi consueti e la accompagna nelle contrade di Martina Franca e negli spazi della comunità, anticipando alcuni dei temi e delle traiettorie che attraverseranno l’edizione 2026.
Quest’anno il primo approdo è Naufragi, in scena il 10 luglio in Contrada San Paolo e l’11 luglio al Villaggio del Fanciullo di Martina Franca. E difficilmente si potrebbe immaginare un inizio più vicino al tema scelto per questa edizione: Mediterraneo, culla del mito, crocevia di culture, mare che accoglie.
Liberamente ispirato a La tempesta di Shakespeare, Naufragi intreccia il teatro alle Variazioni Goldberg di Bach, affidate al Trio d’archi della Filarmonica Arturo Toscanini, e costruisce intorno alla musica una riflessione sul viaggio, sull’attraversamento, sul naufragio reale e metaforico, sul significato dell’essere comunità.
Ma Naufragi è anche qualcosa di più di uno spettacolo, che merita di essere raccontato da vicino.
Nato nel 2025 all’interno degli Istituti Penitenziari di Parma nell’ambito del programma Community Music della Fondazione Arturo Toscanini, il progetto arriva per la prima volta in Puglia e lo fa nella forma che gli è più propria: quella di un processo creativo aperto, che cambia ogni volta insieme alle persone che incontra.
Naufragi, infatti, si riscrive a ogni tappa. Cambiano le persone coinvolte, cambiano le storie, cambiano i testi che entrano nello spettacolo. La drammaturgia lascia volutamente delle aperture perché nuove voci possano abitarla e trasformarla, secondo la pratica del teatro di comunità che è al centro del progetto.
I testi di Naufragi, questa volta, sono quelli di una comunità pugliese.
Accanto agli attori della compagnia Anellodebole e ai musicisti della Filarmonica Arturo Toscanini saliranno sul palco dodici rifugiati e richiedenti asilo ospitati dalla Comunità Oasi 2 di Trani, insieme ai bambini della scuola primaria “S. Paolo” e ai ragazzi del Villaggio del Fanciullo di Martina Franca. Le loro parole, raccolte nei laboratori che precedono lo spettacolo, entreranno nella drammaturgia e ne diventeranno parte integrante.
È questo uno degli aspetti più peculiari del progetto: il materiale umano da cui nasce lo spettacolo non è mai lo stesso. Ogni nuova comunità lascia una traccia, aggiunge un racconto, modifica il percorso. La versione che debutta a Martina Franca è dunque una prima a tutti gli effetti, costruita a partire dalle storie e dalle esperienze raccolte sul territorio pugliese.
Prima ancora che si alzi il sipario sulle opere del Festival, il Mediterraneo del 2026 prende così forma nelle voci di chi lo attraversa, lo abita o lo immagina: non come un confine, ma come uno spazio di incontro, di scambio e di ascolto.
A chiudere In Orbita sarà, il 12 luglio a Villa del Carmine, In Quartetto all’opera, recital di Francesco Libetta insieme agli allievi della Fondazione Paolo Grassi Christian De Nicolais, Simone Mao e Giovanni Mascia, in un programma che esplora le possibilità di un solo pianoforte capace di farsi orchestra, da due fino a otto mani.
Il Festival deve ancora cominciare, ma il suo viaggio è già iniziato.



