Prima rappresentazione in tempi moderni
Una storia mediterranea di Amazzoni e di eroi innamorati muove Il schiavo di sua moglie (1672) dramma per musica in un prologo e tre atti di Francesco Provenzale, tra i primi compositori partenopei ad affermarsi nel teatro d’opera, genere importato da Venezia soltanto dopo il 1650.
Il perno dell’intreccio è, come per tutte le opera “alla veneziana” del Seicento, una discussione sul potere di Amore, presentato come un tipico gioco barocco per allietare una serata a corte. Arie brillanti, duetti, arie di sdegno e di battaglia, giovani coppie di amanti danno vita a una divertente trama di traffici amorosi e inganni, con le impavide guerriere qui trasformate in languide cortigiane innamorate.
Confermando l’attenzione verso la riscoperta e le rarità del repertorio barocco, il Festival allestisce in prima esecuzione in tempi moderni una delle opere più celebri di Provenzale, grazie al lungo lavoro di ricerca svolto sul compositore napoletano da Antonio Florio musicologo e direttore, qui alla guida del complesso barocco, da lui fondato, Cappella Neapolitana. Firma la regia Rita Cosentino, regista italo-argentina apprezzata in recenti produzioni d’opera del festival; nel cast, gli allievi dell’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti”.
Locandina
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