FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA

43ª edizione

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43ª edizione
FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA
Quattro secoli di teatro musicale italiano si snodano lungo il cartellone della 43ª edizione del Festival della Valle d’Itria: da Monteverdi a Puccini, passando per Vivaldi, Piccinni, Meyerbeer e Verdi. Dal 14 luglio al 4 agosto 2017 è di scena a Martina Franca l’atteso appuntamento con il belcanto, con un ricchissimo cartellone che il direttore artistico Alberto Triola e il direttore musicale Fabio Luisi hanno voluto dedicare alla memoria dello storico direttore artistico Rodolfo Celletti, nel centenario della nascita...
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Alberto Triola

FESTIVAL DELLA VALLE D'ITRIA LE DONNE VENDICATE

Luogo : Masseria Palesi - Martina Franca
Autore : Niccolò Piccinni

Opera buffa di Carlo Goldoni
Revisione critica di Francesco Luisi per gentile concessione della Società dell’Opera Buffa

Conte Bellezza MANUEL AMATI*
Lindora CHIARA IAIA
Ferramonte CARLO SGURA
Aurelia BARBARA MASSARO

Attore MARCO FRAGNELLI

Figuranti
Roberta Carbotti, Roberta Loparco, Asia Salamone, Tania Vinci

Maestro concertatore e direttore d’orchestra FERDINANDO SULLA
Regia GIORGIO SANGATI

Scene ALBERTO NONNATO
Costumi GIANLUCA SBICCA
Lighting designer GIUSEPPE CALABRÒ

Orchestra ICO della Magna Grecia

Maestro di sala e al cembalo Giorgio D’Alonzo
Maestro di palcoscenico Simona Fasano
Assistente alla regia Marco Fragnelli

Scenografia Laboratorio di Scenotecnica del Teatro Sociale di Rovigo
Costumi e attrezzeria Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa Parrucche Mario Audello
Calzature CTC Srl

Nuovo allestimento del Festival della Valle d’Itria in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, l’Accademia del Belcanto “Rodolfo Celletti” e *l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino




NOTE DI REGIA
Le donne vendicate di Niccolò Piccinni va in scena durante il carnevale del 1763 al Teatro Valle di Roma, dove debutta con grandissimo successo. Presto l’opera si diffonde in tutta Europa e viene riproposta in Austria, Germania, Francia e Polonia. Il trionfo è da attribuirsi indubbiamente all’armonia raffinata, alla magistrale struttura orchestrale ma anche alla novità e all’originalità dell’intreccio drammatico.
Il compositore recupera un libretto di Carlo Goldoni, già musicato da Gioacchino Cocchi per il Teatro San Cassiano di Venezia dov’era stato allestito durante il carnevale del 1751 e crea una nuova originale versione. I personaggi, da otto vengono ridotti a quattro, la trama si asciuga e si condensa raggiungendo un equilibrio drammaturgico davvero mirabile per un intermezzo settecentesco. La trama è presto detta: siamo nella villa sui colli bolognesi di Ferramonte, stagionato possidente spavaldo e vigliacco al contempo. Ospiti della villeggiuatura sono la nipote Lindora, una ragazza fresca, maliziosa e sensibile, l’amica Aurelia, decisamente più austera, che si dà arie di grande letterata e il Conte Bellezza, seduttore femmineo e narciso incurabile. Le due “amiche” sono entrambe attratte dal Conte e cercano di conquistarlo regalandogli dei fiori (Lindora) e una corona d’alloro (Aurelia); ne nasce un piccolo conflitto dovuto alla gelosia e il Conte, per uscirne, afferma di essere immune a qualsiasi tentativo di seduzione, accusando le donne tutte di essere sempre in malafede e inaffidabili, in definitiva, false, ingannatrici. L’accusa è pesante e le due donne si recano da Ferramonte reclamando una vendetta tempestiva e lui (innamorato di Aurelia) si assume l’incarico di sfidarlo a duello come “difensore delle donne”. Lindora, però, è preoccupata per lo sviluppo violento che ne potrebbe seguire e, in un incontro con il Conte, gli comunica tutto il suo sdegno per le accuse subite dimostrandosi profondamente ferita nell’animo. Il Conte allora si convince a una nuova tattica: pur contro voglia dirà bene di tutte le donne se il prezzo da pagare è il disprezzo generale. Nel frattempo sopraggiunge Ferramonte, il quale, con poca convinzione a dire il vero, conferma il suo progetto di vendetta, che però rimanda a un tempo imprecisato di fronte alla volontà del Conte di chiudere presto la partita. Il primo atto si chiude con una scena di gruppo in cui le donne simulano indifferenza nei confronti del Conte Bellezza, annunciando il proposito di recarsi ad una festa: Lindora con un nuovo cavaliere e Aurelia con Ferramonte. Il Conte non cede ma va su tutte le furie e nessuno, in realtà, sembra soddisfatto dello stato delle cose.
Il secondo atto si apre con una singolare riunione di un consiglio di donne, chiamate da Aurelia e Lindora per decidere una nuova e più efficace strategia per vendicarsi sul Conte. Il gruppo però non riesce a decidersi per una soluzione comune; Aurelia afferma di volersi arrangiare con le sue sole forze e se ne va. Lindora invece si trattiene con le altre donne e le incita a non degnare di un solo sguardo il Conte, accusando tutti gli uomini di inseguire come unico proposito l’inganno ai danni del sesso femminile. In realtà, però, si tratta di mera strategia per sgombrare il campo e cercare di ottenere una vendetta individuale che coincide, però, con l’obiettivo di conquistare l’amore del conte. Nel contempo Ferramonte si è quasi deciso al duello e, implorato il supporto emotivo di Aurelia, manda un biglietto al Conte per convocarlo. Il Conte, ricevuto il biglietto, si irrita ancora di più e, di fronte all’abbandono dei favori di tutte le donne, si consola convincendosi di essere più bello di loro e mettendo in scena la seduzione di una dama immaginaria. Il tempo del confronto però è giunto e il gruppo si raduna per assistere alla resa dei conti: Ferramonte, con tanto di elmo e armatura, non riesce a mandare a segno una sola stoccata e crolla a terra. Aurelia allora raccoglie la spada e sfida il Conte che, di fronte all’immagine di una donna in armi, si arrende ammettendo il suo terrore, la sua paralisi emotiva e se ne va. Aurelia si gode la vittoria investendosi da sola come vera “vendicatrice del sesso femminile”. Il plot potrebbe dirsi conluso ma Lindora deve ancora portare a termine il suo piano, che mette in atto al sopraggiungere del Conte, visibilmente depresso per i colpi subiti dalla sua virilità. Lindora attacca a suo modo e, al momento giusto, propone al Conte di rimediare alla sua situazione sposandola. Il Conte, senza via d’uscita, ma per nulla scontento in fondo, accetta il patto. L’intermezzo si chiude con la richiesta di Lindora ad Aurelia e Ferramonte di riammettere in loro compagnia il Conte ormai (doppiamente) sconfitto. Per un momento Aurelia tradisce le sue emozioni al pensiero di poter finalmente fare suo il Conte, ma quando riceve da Lindora la notizia che il matrimonio ormai è già stato concluso con lei, non le rimane che ripiegare sposando Ferramonte e annunciando di abbandonare ogni ambizione intellettuale.
Il finale, così come tutta l’opera, ha un sapore agrodolce: non è chiaro chi siano veramente vincitori e vinti, chi ha ottenuto quello che voleva e chi no. Come nella migliore tradizione goldoniana il nucleo pulsante è nascosto, spostato ed è necessario leggere tra le righe (tra le note) quali sono le reali parti in causa. In questo caso abbiamo in gioco due coppie: una apparentemente più tradizionale, formata da Lindora e Ferramonte e una decisamente originale che contrappone Aurelia al Conte Bellezza. Lindora è il prototipo dell’innamorata delicata, maliziosa e impersona il canone classico del femminile: apparentemente ingenuo, ma astuto nel momento in cui è in grado di recitare una parte per ottenere ciò che vuole. Ferramonte sembra addirittura un residuo della commedia dell’arte: a metà tra un Pantalone e un Capitano, oscilla tra la boria e la vigliaccheria e il suo amore servile per Aurelia tradisce un’indole masochista. Aurelia invece inaugura un nuovo modello di femminile, indedito, che rinnega e tarpa ogni manifestazione emotiva e tenta di farsi più maschile dei maschi: parla solo di letteratura (pur senza troppa cognizione), di eroi, reclama un posto in un ambito, quello intellettuale appunto,
all’epoca monopolio maschile quasi indiscutibile e non ha timore a prendere in mano la spada, simbolo fallico per eccellenza, per attuare la sua “vendetta” culturale. Allo stesso modo il Conte Bellezza capovolge ogni cliché virile e disegna un maschio innamorato di se stesso, ossessionato dalla propria estetica, ossessivamente preoccupato dell’approvazione e del consenso nei suoi confronti, cinico ma anche permaloso e incredibilmente fragile, soprattutto di fronte alla visione della donna armata. L’intermezzo, che per gran parte si svolge in un giardino, cioè in un contesto in cui la “natura” è modellata dall’uomo, assume i tratti di un gioco filosofico-moralistico sullo stato dei costumi e non si può negare che il nale assuma un carattere vagamente reazionario quasi a voler condannare, o meglio, mitigare l’eccesso di novità attraverso la ricomposizione in un nuovo equilibrio delle coppie di cui sopra. Ma, conoscendo Goldoni, è bene diffidare delle chiuse: mera convenzione teatrale servono spesso a sviare l’attenzione dal percorso intrapreso nell’opera. Qui si respira un clima di sperimentazione in ambito di genere che è proprio del settecento: il secolo dei casanova, dei cicisbei, dei cavalieri serventi, ma anche dell’inizio dell’emacipazione femminile dalla schiavitù del contratto matrimoniale; il secolo in cui le donne entrano a pieno titolo nel mondo dell’arte proprio attraverso il teatro e la musica e iniziano a guadagnare la loro indipendenza economica utilizzando il loro ingegno e non necessariamente il corpo. È impossibile, parlando di rivoluzioni di genere, non tener conto di altre figure femminili goldoniane provenienti dalla prosa come, ad esempio, la Mirandolina della Locandiera, capace di vendicare con la sua arte l’intero sesso femminile di fronte alle accuse di falsità del Cavaliere.
Ma Le donne vendicate va oltre e ci dice anche altro: se il concetto di genere inteso come univoco, statico è ormai superato, è pur vero che i tempi, forse, non sono ancora arrivati perché il mondo accolga le innovazioni provenienti dal teatro. Aurelia sconfigge sì moralmente il maschio, spada alla mano, ma la vincitrice effettiva ed affettiva è Lindora, che con la sua arte femminile ottiene l’amore del Conte. Così come è vero che l’interesse di Aurelia per la letteratura sembra essere più una posa che una passione radicata. In un certo senso di potrebbe dire che i temi sono maturi, i tempi non ancora. Per questo motivo mi è sembrato interessante proiettare l’ambientazione dell’intermezzo a inizio ‘900 (a metà tra noi e il secolo dei lumi), nel momento storico in cui la questione di genere diventa (finalmente) politica, con tutte le implicazioni e le contraddizioni che ne seguono. Ho immaginato un mondo di potenziali suffragette che si interrogano sul modo migliore per rivendicare i propri diritti e per essere, a loro modo, equiparate ai maschi; un mondo di dandy alla ricerca di un proprio spazio estetico ed etico nell’universo femminile della bellezza e della vanità. Il maschile e il feminile, il pubblico e il privato, gli ideali e gli affetti si incontrano e si scontrano in campo aperto dando vita a veri e propri corti circuiti (esilaranti e drammatici).
Piccinni e con lui Goldoni, da grandi osservatori del loro presente, anticipano i tempi ma, a distanza di quasi tre secoli, l’ambivalenza resta e ancora oggi la questione non può dirsi chiusa del tutto. Se la storia non procede in modo lineare ma per salti e ricorsi allora è possibile che il Settecento (con tutto il suo carico di decadenza e sperimentazione) ci parli attraverso i secoli. Di parità sessuale, lo sappiamo tutti, è necessario discutere ancora, ma non è facile individuare con certezza a che punto sia la battaglia, quali i modelli realmente vincenti, quali i nemici e le possibili alleanze. D’altronde è in gioco il rapporto e l’equilibrio tra le due metà del mondo, della mela platonica e senza un po’ di conflitto, in fondo, non ci sarebbe vita (né teatro).

domenica, 16 luglio 2017, 21:00


SCHEDE ARTISTI
Manuel Amati

Manuel Amati nasce a Martina Franca nel 1996. Si dedica allo studio del canto lirico dall'età di tredici anni, frequentando il liceo statale musicale "Archita" di Taranto con il soprano Tiziana Spagnoletta e perfezionandosi poi con il soprano Francesca Ruospo. Ha avuto inoltre l'opportunità di studiare con Maestri quali Roberto Scandiuzzi, Pietro Spagnoli, Vincenzo Scalera, Riccardo Frizza, Roberto Frontali, Chris Merritt e Bruno De Simone. Studia attualmente con il M. Domenico Colaianni. 
Nel 2014 si esibisce, come giovane promessa, al Premio Tito Schipa di Ostuni. Interpreta il ruolo di istruttore ne La scuola di guida di Nino Rota sotto la direzione di Maurizio Lomartire e la regia di Fabio Ceresa presso il Teatro Orfeo di Taranto. Partecipa ad una masterclass con il soprano Ines Salazar e, nel 2015, vince una borsa di studio presso "L'Accademia della Lirica di Bari" che gli dà l'opportunità di lavorare con insegnanti quali Valentina Farcas, William Matteuzzi e Domenico Colaianni. 
Si esibisce nel concerto Baroccherie pugliesi nel cartellone del Giovanni Paisiello Festival 2015. Nello stesso anno, vince una borsa di studio presso la Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna e debutta come Borsa in Rigoletto presso il Teatro Giuseppe Verdi di Busseto sotto la direzione di Fabrizio Cassi e la regia di Alessio Pizzech, nel cartellone del Festival Verdi 2015. 
Apre la stagione 2016 con il debutto nel ruolo di Albazar ne Il Turco in Italia di Rossini al Teatro Municipale di Piacenza e al Teatro Alighieri di Ravenna, segue un altro importante debutto come Conte Alberto ne L'Occasione fa il ladro al Teatro Regio di Parma. In marzo debutta come Don Ramiro ne La Cenerentola raccontata ai ragazzi al Teatro Regio di Torino. Torna poi a Busseto per la ripresa di Rigoletto.
Nel maggio debutta come il Conte di Almaviva ne Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini in versione ridotta presso il Teatro Comunale di Bologna. Nel giugno debutta presso il Salzburger Landestheater come Albazar ne Il turco in Italia. In luglio partecipa al progetto Figaro! Operacamion dell'Opera di Roma, nuovamente nell'opera Il barbiere di Siviglia di Rossini che riprenderà nel settembre dello stesso anno per il Teatro Massimo di Palermo.
Nel novembre 2016 prende parte all'Accademia del Maggio Musicale Fiorentino dell'Opera di Firenze dove interpreta il ruolo de il Tenente ne La Scuola de' gelosi di Antonio Salieri presso il Teatro Salieri di Legnago, il Teatro Marruccino di Chieti, il Teatro delle Dolomiti di Belluno, il Teatro Ristori di Verona, il Teatro Pergolesi di Jesi, il Teatro Goldoni di Firenze. Partecipa anche all'opera Il viaggio di Roberto di Paolo Marzocchi nel ruolo del quartetto vocale; interpreta Scarto due nell'opera Il Frankenstein di Aurelio Scotto e Michele Dalla Valentina. Nel febbraio partecipa come solista nel concerto tenutosi presso l'Opera di Firenze eseguendo la Fantasia Corale op.80 di L. van Beethoven diretta dal M. Fabio Luisi; la registrazione del concerto è stata pubblicata dalla rivista musicale Amadeus. Nell'aprile debutta nel ruolo di Tamino ne La piramide di luce, versione ridotta di Die Zauberflöte di W. A. Mozart presso l'Opera di Firenze. Nello stesso mese debutta nel ruolo di Biondello nell'opera incompiuta L'oca del Cairo di W. A. Mozart presso il Teatro Massimo di Palermo. Partecipa in veste di solista alla Paukenmesse – Missa in tempore belli di F. J. Haydn presso la Cattedrale di Taranto.

Carlo Sgura

Diplomato con il massimo dei voti presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli sotto la guida della prof.ssa Rosanna Casucci.

In qualità di solista, si è esibito per il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli nello “Stabat Mater” di P. Cafaro nelle località di Roma, Abruzzo (Morro D'oro), Campania (Tramonti, Ravello), Conversano (Ba), Monopoli (Ba), Alberobello (Ba) e Brindisi. Sempre in qualità di solista, per il conservatorio, si è esibito nello “Stabat Mater” di Haydn con la direzione del Maestro Filippo Maria Bressan.
Il 7 agosto del 2012 è stato indicato come promessa del canto lirico alla seconda edizione del “premio internazionale Tito Schipa”.
Nel Dicembre 2013 a soli vent'anni, è stato selezionato per il ruolo di Guccio nel “Trittico” di Puccini al teatro Petruzzelli di Bari
Debutta nel Luglio del 2014 nell'operetta Sangue Viennese, organizzata dal conservatorio N. Rota di Monopoli diretto dal M° Ettore Papadia, nel ruolo di Josef (regia di G. Guarino). Partecipa ad un seminario intitolato “Alla riscoperta di A. Wolf Ferrari” organizzato dal conservatorio di Monopoli. Solista a Marzo 2015 nel “Membra Jesu nostri” di D. Buxtehude diretto dal M° Sabino Manzo, con il quale collabora attivamente facendo parte del coro Florilegium Vocis da lui diretto. Nel Luglio 2015 partecipa all'opera “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” organizzata dal conservatorio N. Rota di Monopoli, nel ruolo di Procolo con la regia di G. Guarino. Partecipa alla Boheme organizzata a Novembre 2015 dal conservatorio N. Rota di Monopoli nel ruolo di Schaunard.
Supera la selezione al teatro Petruzzelli di Bari come aggiunta del coro con il quale ha collaborato per le opere: Nabucco, Tosca e Turandot; e per concerti sinfonici: Stabat mater (Dvorak), Te Deum (Bruckner), Stabat mater (Szymanowski), Sinfonia n 9 in re minore op.125 (Beethoven).
A Dicembre 2015 lo vediamo solista a Napoli, nel museo diocesano con il ruolo di Cristo nell'oratorio “La maddalena ai piedi di cristo” di Bononcini diretta dal maestro Francesco Aliberti con l'orchestra Alessandro Scarlatti. Con il Floriegium Choris diretto dal maestro Sabino Manzo, dal 20 al 23 Dicembre 2015 ha partecipato come basso solista nel “Dixit Dominus” di G.F. Handel. Il 13 Febbraio 2016 è ancora una volta Procolo ne “Le convenienze ed inconvenienze teatrali” al teatro “Mercadante” di Altamura.
Ad agosto 2016 si specializza in musica barocca con una masterclass organizzata dal maestro Sonia Prina aggiudicandosi il premio come miglior allievo del corso.
A settembre 2016 è solista al teatro Petruzzelli di Bari con il ruolo di Petronio nell'opera moderna Cenerentola di Cristian Ferrara.
Dal 9 al 20 Maggio 2017 si esibisce nel ruolo di Strabinio de “L’Impresario in angustie", opera barocca di D.Cimarosa a Bari nella chiesa S.Teresa dei Maschi, replicandola nei teatri "Tommaso Traetta" di Bitonto e "Sannazzaro" di Napoli.

Barbara Massaro

Milanese, classe 1994, inizia nel coro di voci bianche del Teatro alla Scala dove collabora come solista con i direttori Davis, Metha, Luisotti, Bo¨er.
Diplomata in viola e in canto con il massimo dei voti e la lode con Silvana Manga presso il Conservatorio di Milano.
Riconoscimenti: 1° premio Concorso “Assami”, 2° premio IX ed. Concorso “Magda Olivero”, 67° concorso “AsLico” (ruolo di Despina), 3° premio e premio del pubblico al III Concorso Lirico “A. Bazzini”; ha rappresentato il Conservatorio nella XI edizione del Premio Nazionale delle Arti. Masterclass con Antoniozzi, Frittoli, Berti, Mameli, Cuberli, Prina, Lowe, Bonfadelli. Ha collaborato come solista con le orchestre I Pomeriggi Musicali, i Cameristi della Scala, l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e Filarmonica della Scala e con i direttori Tenan, Battistoni, Mercurio, Ferrari, Cadario.
Dal 2014 ha debuttato i ruoli di Serpina, Berta, Adina, Rowan, Susanna, Geraldine, Despina; ha collaborato con i registi Aliverta, Cantini, Cosso, Ligorio, Micheli e direttori quali Casoni, Beltrami, Greco, Capuano, Pasqualetti, A. Sanguineti.
Ha cantato in teatri quali Teatro Nuovo di Milano, Lirico di Magenta, Sociale di Pinerolo, Sociale di Como, Grande di Brescia, Fraschini di Pavia, Pochielli di Cremona, Maggiore di Verbania, Coccia di Novara.
Allieva dell’Accademia “Rodolfo Celletti” a.a. 2016 deutta al 42° Festival della Valle d’Itria come Driade nell’opera di A. Steffani, Baccanali, con incisione per l’etichetta discografica Dynamic.
Tra i recenti debutti il ruolo de la Principessa ne La bella dormente di Respighi presso il Teatro Lirico di Cagliari, direttore D. Renzetti e regia di L. Muscato e la ripresa del ruolo di Adina ne L’elisir d’amore presso il Teatro Coccia di Novara.

Marco Fragnelli

Nato a Martina Franca (Taranto) nel 1996, Marco si trasferisce a diciotto anni a Milano, dove intraprende la formazione di attore presso la Scuola di "Quelli di Grock", portando a termine il percorso formativo triennale nel giugno 2017. Tra le già numerose esperienze professionali maturate, oltre a esibirsi in scena in diversi spettacoli teatrali organizzati da "Quelli di Grock" e in alcuni cortometraggi, Marco è stato assistente alla regia di Claudio Autelli in “Ritratto di donna araba che guarda il mare” (Davide Carnevali, Premio Riccione 2013); debuttato al Teatro Franco Parenti di Milano nel giugno 2017. Nell'estate del 2016 è stato assistente alla regia di Pier Luigi Pizzi per la prima mondiale assoluta di “Francesca da Rimini” di Saverio Mercadante, prodotta dal Festival della Valle d’Itria di Martina Franca e, sempre con il maestro Pizzi, è stato altro assistente alla regia per “Otello” di Giuseppe Verdi, al Festival Verdi di Parma, nell'ottobre 2015. Sempre per il Festival della Valle d'Itria, nel 2015, ha curato la realizzazione scenica dell’opera per bambini “C’era una volta... Re Tuono”, di Daniela Terranova, ed è stato altro assistente alla regia di Benedetto Sicca, per “Medea in Corinto” di Giovanni Simone Mayr, diretta da Fabio Luisi.

Ferdinando Sulla

Ferdinando Sulla studia organo, composizione e si diploma con il massimo dei voti e la lode in musica corale e direzione di coro. Approfondisce lo studio dell’orchestrazione a Milano con Giampaolo Testoni, figura determinante per la sua crescita umana e artistica. Intraprende gli studi di direzione d’orchestra con Luis Rafael Salomon, Renato Rivolta, Pietro Mianiti. Fondamentale per la sua formazione in ambito direttoriale è stato l’incontro con la scuola di Gilberto Serembe. Si diploma in direzione d’orchestra presso la “Civica Scuola di Musica Claudio Abbado” di Milano.
Ha diretto “Roma 3 Orchestra”, “I Pomeriggi musicali” di Milano. In ambito operistico ha diretto Nozze di Figaro, La Traviata, Elisir d’amore, Serva Padrona. Nel 2017 dirige il Barbiere di Siviglia di G. Paisiello nell’ambito della stagione milanese Voce All'Opera, e debutta in ambito internazionale nella stagione sinfonica della Filarmonica di Stato “Transilvania” di Cluj-Napoli (Romania), con i Quattro pezzi sacri di G. Verdi.
È assistente di direttori di fama internazionale come Daniele Callegari e Fabio Luisi.
Nel 2014 consegue a Milano la laurea magistrale in musicologia con il massimo dei voti e la lode, e collabora con il Prof. Davide Daolmi all’edizione critica di Adelson e Salvini di V. Bellini, e all’edizione critica della Petite Messe Solennelle di Rossini (Casa Ricordi).

Giorgio Sangati

Giorgio Sangati è nato ad Abano Terme (Pd) nel 1981. Si è diplomato come attore con Luca Ronconi nel 2005 presso la “Scuola di Teatro” del Piccolo Teatro di Milano. E’ laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli studi di Padova con tesi in Storia del Cinema (“La tragedia nel cinema di Pier Paolo Pasolini”). Nel 2005 ottiene una segnalazione al “Premio Hystrio, premio alla vocazione teatrale”. Dopo il diploma ha lavorato in diverse produzioni del Piccolo Teatro con la regia di Ronconi: “Le Rane” di Aristofane, “Infinities” di Barrow, “I soldati” di Lenz, “La Calandria” di Bibbiena; ha recitato anche ne “Il mercante di Venezia” di Shakespeare, prodotto dalla Stabile del Veneto,”Visioni sul sogno di una notte di mezz’estate”, prodotto dal Piccolo Teatro, “La strage di Parigi” di Marlowe prodotto da Infidi Lumi e Teatro GiocoVita e dal 2007 è parte del cast di “Arlecchino servitore di due padroni” per la regia di Giorgio Strehler. Nel 2011 è in scena con Umberto Orsini nell’ “Arturo ui” di Brecht per la regia di Claudio Longhi nel ruolo di Emanuele Giri (Produzione Ert – Teatro di Roma), spettacolo che vince il premio ANCT 2011 dei critici teatrali italiani come “miglior spettacolo dell’anno”. Per il cinema ha recitato in “Sangue Pazzo” di M.T.Giordana, “La Prima Linea” di Renato De Maria e “Vallanzasca” di Michele Placido. Ha studiato con diversi registi e attori tra i quali Lev Dodin, Anatolij Vassiliev, Yoshi Oida, Gianfranco de Bosio, Maria Consagra,Virgilio Zernitz, Michele Abbondanza, Serena Sinigaglia, Stefano Tomassini e Giuseppe Emiliani. Dal 2006 si occupa di formazione attoriale e di regia (prosa e lirica). Nel 2009 fonda insieme a Giacomo Rossetto e Anna Tringali la compagnia Teatro Bresci con cui mette in scena testi di autori classici e drammaturgie contemporanee e originali. Nel 2011 è assistente alla regia di Luca Ronconi ne “La compagnia degli uomini” di Edward Bond e per “La Modestia” di RafaeL Spregelburd, prodotti dal Piccolo Teatro di Milano. Nel 2012 partecipa in qualità di regista al progetto MIBAC, organizzato dal Centro Teatrale Santa Cristina, diretto da Luca Ronconi mettendo in scena “L’inappetenza” di Rafael Spregelburd” e partecipa all’allestimento “Natale in casa Cupiello” di Eduardo con Fausto Russo Alesi prodotto dal Piccolo in qualità di aiuto regia. Nel 2011 il suo testo “Malabrenta” vince il secondo premio al PREMIO OFF e l’anno successivo “Arbeit” vince anche il Premio come migliore interpretazione e il II Premio al PREMIO OFF 2012 e viene messo in scena al Teatro Grassi di Milano all’interno della rassegna di nuova drammaturgia Tramedautore. Sempre nel 2012 il suo testo “BUCO” viene prodotto dal Teatro Stabile del Veneto ed è finalista al premio nazionale PLAYFESTIVAL organizzato da Atir e Piccolo teatro. Nell’ottobre 2013 lo Stabile del Veneto produce all’interno del Progetto Scuole il suo testo “massacritica” che nel 2015 debutta nella stagione del Teatro Stabile del Veneto. Nel 2014 è assistente alla regia per “Celestina” di Luca Ronconi al Teatro Strehler di Milano e nel 2015 regista assistente per “Lehman Trilogy” di Stefano Massini sempre per la regia di Ronconi.

Alberto Nonnato

Nato a Padova, studia architettura e scienze e tecniche del teatro presso lo IUAV di Venezia. Dal 2005 lavora come scenografo, progettando e realizzando allestimenti e oggetti scenici, per spettacoli di prosa, di teatro musicale e teatro ragazzi. Ha collaborato con gli scenografi Margherita Palli e Antonio Panzuto e con vari registi, tra i quali Giorgio Sangati, Walter Le Moli, Franco Ripa di Meana, Monique Arnaud, Leo Muscato, Valerio Binasco, Enrico Castellani e Valeria Raimondi, Lorenzo Maragoni, Marco Zoppello, Luca Rodella. Dal 2010 collabora alla docenza presso lo IUAV di Venezia con la Prof.ssa Margherita Palli, nel corso di scenografia e allestimento teatrale.

Gianluca Sbicca

Nato a Perugia nel 1973, studia scenografia all’Accademia di Brera di Milano.
Dopo varie esperienze nel campo della moda (Gianfranco Ferrè, Jean Paul Gaultier e altri), si avvicina al teatro come assistente di Jacques Reynaud per i costumi di “Lolita” di Nabokov (2001), regia di Luca Ronconi, con il quale collabora, anche allo spettacolo “Phoenix” di Marina Cvetaeva (2001).
Sempre del Maestro è il primo spettacolo che firma: “Il Candelaio”, allestito a Palermo nell’estate del 2001 e ripreso a Milano.
Inizia così un sodalizio artistico con Luca Ronconi che prosegue per 15 anni fino al suo ultimo spettacolo “Lehman Trilogy”.
Tra i molti spettacoli firmati per il Maestro ricordiamo: “Amor nello Specchio”, “Prometeo Incatenato, “Baccanti”, “Rane”, “Peccato fosse Puttana”, “Il Professor Bernhardi”, “Diario Privato”, “Lo Specchio del Diavolo”, “Troilo e Cressida”, “La Modestia”, “Santa Giovanna dei Macelli”, “Il Panico”, “Celestina”.
Nel corso della sua carriera lavora inoltre con molti altri registi tra cui Peter Greenaway, Claudio Tolcachir, Alvis Hermanis, Gabriele Lavia, Claudio Longhi, Federico Tiezzi, Daniele Salvo, Piero Maccarinelli, Pietro Babina, Massimo Popolizio, Valter Malosti, Sergio Fantoni, Marco Rampoldi, Roberto Valerio, Emiliano Bronzino, Sonia Bergamasco, Ricci e Forte, inoltre, la reciproca stima e amicizia verso lo stilista Antonio Marras lo porta a collaborare stabilmente con quest’ultimo in diverse installazioni e spettacoli teatrali.

Giuseppe Calabrò

Dal 1977 in teatro. Ufficialmente per disegnare le luci degli spettacoli, in realtà come ladro professionista. Ho iniziato come studente di Michele Perriera. Giuro è sua la colpa! Lui mi ha svelato la bellezza nascosta nel rigore dell’atto creativo ed io non ho resistito alla tentazione. Da quel giorno vago per teatri, cercando l’occasione buona per rubare quanto trovo di più prezioso. Dalla Biennale di Venezia a l’Operà Garnier di Parigi, dal Maggio Musicale Fiorentino al Seoul Arts Center. Con il pretesto di doverli illuminare mi sono introdotto nell’atelier di Arnaldo Pomodoro, ho sognato tra le magie di Renata Levante; camminato dentro la foresta di Renato Guttuso; canticchiato le note di Francesco Pennisi; giocato con gli unicorni di Giancarlo Menotti; cucinato con Luis De Pablo; ballato con Virgilio Sieni, Franco Seneca, Daniela Bonsch; vagato nelle favole di Eugenio Monti Colla; combattuto furiosamente per i Magazzini Criminali; perduto dentro lo sguardo di Irene Papas e nel sorriso di Alda Merino. A tutti loro e in compagnia di tanti altri colleghi, ho rubato sogni ed emozioni per poterne creare di miei, accompagnandoli in scena col semplice gesto di chi accende una lampadina.

Chiara Iaia

Chiara Iaia, soprano, nasce a Roma e nel 2017 si laurea con lode e menzione d'onore in canto presso il conservatorio S.Cecilia di Roma. Ha frequentato nel corso del 2016 masterclass con Fiorenza Cedolins , Dimitra Theodossiou e Ramon Vargas. Nel 2017 frequenta l'accademia di alto perfezionamento Rodolfo Celletti, presso la fondazione Paolo Grassi di Martina Franca, dove frequenta lezioni di artisti internazionali di chiara fama. Nel 2013 debutta ne La Rondine di G. Puccini il ruolo di Lisette presso il Teatro Flavio Vespasiano di Rieti, e interpreta la Regina della Notte ne Il Flauto Magico di W.A. Mozart per le scuole presso il teatro Fara Nume di Roma. Nel 2014 e` Susanna ne Il Segreto di Susanna di E. Wolf-Ferrari presso il Teatro Torlonia di Roma. Nel 2015 e` solista ne i Carmina Burana di C. Orff e ne lo Stabat Mater di G.B. Pergolesi, presso il Palazzo della Cancelleria in Vaticano e si esibisce per la cerimonia di chiusura di Expo2015. Prende parte alla stagione musicale 2015/2016 del Teatro Eliseo di Roma, con il Concerto sacro di Duke Ellington e, per la rassegna Corti ma lirici,
interpreta il ruolo di Agnese nel corto d'opera inedito di Luca Incerti Rest in Picture.

 

Presidente
Franco Punzi

Direttore artistico
Alberto Triola

Direttore musicale
Fabio Luisi



ACCADEMIA DEL BELCANTO

Laboratori di studio sulla tecnica, lo stile e l'interpretazione nel Belcanto italiano e work experience in collaborazione con il Festival della Valle d'Itria...

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